Categoria: Filosofia

  • La Dialettica di Hegel: Storia e Ragione

    Era una mattina grigia del 1818, e Georg Wilhelm Friedrich Hegel camminava lungo le rive dell’Spree a Berlino, con il vento che gli scompigliava i capelli e il rumore della città che si svegliava intorno a lui. Non era un uomo da salotti eleganti: preferiva le strade, i mercati, i luoghi dove la vita pulsava e si scontrava. Nato nel 1770 a Stoccarda, Hegel aveva visto il mondo cambiare sotto i suoi occhi: la Rivoluzione Francese incendiare le piazze, Napoleone cavalcare con le sue armate, le monarchie tremare mentre i popoli si rialzavano. Quando prese la cattedra all’Università di Berlino, non portava solo libri sotto il braccio: portava una visione, una chiave per leggere il caos. La dialettica, il cuore del suo Idealismo Assoluto, non era un trucco da filosofi: era il respiro della storia, un ritmo che trasformava guerre e rivoluzioni in passi di un grande cammino. Per Hegel, la storia non era un mucchio di eventi sparsi, ma un racconto scritto dalla Ragione, un dramma in cui ogni lacrima e ogni vittoria trovava il suo posto. (altro…)

  • Georg Hegel e l’Idealismo Assoluto

    Era una sera d’ottobre del 1806, e Georg Wilhelm Friedrich Hegel, un uomo con capelli castani arruffati e occhiali che gli scivolavano sul naso, sedeva nel suo studio a Jena, mentre fuori il rumore delle truppe napoleoniche scuoteva la città. Non era un filosofo da torri d’avorio: il mondo gli pulsava nelle vene, e lui lo guardava con occhi che cercavano un senso più grande. Nato nel 1770 a Stoccarda, in una Germania frammentata da principati e sogni di unità, Hegel crebbe in un’epoca di rivoluzioni e cannoni, di idee che si scontravano come spade. Quando finì di scrivere la Fenomenologia dello Spirito, poche ore prima che Napoleone entrasse a Jena, non stava solo mettendo nero su bianco un libro: stava costruendo un tempio, un sistema filosofico che avrebbe cambiato il modo di pensare la realtà. L’Idealismo Assoluto di Hegel non era una teoria tra tante: era una visione titanica, un racconto in cui la Ragione non solo spiega il mondo, ma lo è, un intreccio di storia, natura e spirito che si dispiega sotto i nostri occhi come un grande arazzo. (altro…)

  • Friedrich Schelling e la Filosofia della Natura

    Era una giornata di primavera del 1797, e Friedrich Wilhelm Joseph Schelling, appena ventidue anni, camminava tra i sentieri verdi di Jena, con il sole che filtrava tra i rami e il rumore di un ruscello a fare da sottofondo. Non era il tipo di filosofo che si chiudeva in una stanza polverosa: amava il mondo, lo respirava, lo toccava con mani curiose. Nato nel 1775 a Leonberg, in una Germania dove la filosofia ribolliva come un calderone, Schelling era un prodigio, un ragazzo con capelli scuri spettinati e occhi che sembravano vedere oltre l’orizzonte. Quando arrivò a Jena, Fichte dominava la scena con il suo Idealismo soggettivo, dicendo che tutto nasce dall’Io. Ma Schelling non ci stava: per lui, la natura non era solo un’ombra proiettata dal pensiero umano. Era viva, pulsante, un organismo che danzava con lo spirito in un abbraccio eterno. Con la sua Filosofia della Natura, Schelling accese una luce diversa nell’Idealismo tedesco, un fuoco che bruciava di poesia e scienza, un canto che univa l’uomo al mondo sotto i suoi piedi. (altro…)

  • Johann Fichte e l’Idealismo Soggettivo

    Era una sera d’autunno del 1794, e Johann Gottlieb Fichte camminava lungo le strade fangose di Jena, una piccola città tedesca che ribolliva di idee nuove. Il vento portava con sé l’odore di legna bruciata, ma nella mente di Fichte ardeva un fuoco più grande: una visione che avrebbe scosso le fondamenta della filosofia. Nato nel 1762 a Rammenau, in una famiglia di tessitori così poveri che il pane era un lusso, Fichte non sembrava destinato a cambiare il mondo. Ma il caso, o forse il destino, lo portò a studiare, a leggere Kant, a innamorarsi di un’idea: la mente umana non è un semplice specchio della realtà, ma la crea. Quando pubblicò la sua Dottrina della Scienza (Wissenschaftslehre), non fu solo un libro: fu una rivoluzione, un grido che diceva al mondo che tutto – gli alberi fuori dalla finestra, le stelle sopra la testa, persino il tempo che scorre – nasce dall’Io. L’Idealismo soggettivo di Fichte non era un gioco di parole: era un invito a ripensare chi siamo, un’onda che travolse l’Ottocento e aprì la strada a Hegel, Schelling e oltre. (altro…)

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