Riassunti di Storia e Filosofia

  • Da Žižek a Braidotti: il Futuro del Pensiero Filosofico

    Nel 2012, Slavoj Žižek si fermava su un balcone rumoroso di Lubiana, con il chiacchiericcio della strada che gli ronzava nelle orecchie e una luce pallida che cadeva su un tavolo ingombro di libri e tazze di caffè. Non era un uomo da silenzi: barbuto, con gesti frenetici e una voce che inciampava sulle parole, sembrava un attore più che un filosofo. Nato nel 1949 in Slovenia, in una Jugoslavia di cemento e sogni, Žižek era cresciuto tra Marx e un’Europa che si sgretolava. Quel giorno, scribacchiando note per Meno di niente, stava immaginando il futuro della filosofia: non un museo di idee, ma un’arma per il presente. Il XXI secolo, con Žižek, Braidotti e altri, trovava un orizzonte: il pensiero filosofico era vivo, un navigare tra crisi e possibilità. (altro…)

  • Da Freire a Nussbaum: la Filosofia dell’Educazione Oggi

    Nel 1968, Paulo Freire si fermava in una stanza polverosa di Recife, con il brusio dei bambini di strada che filtrava dalle finestre e una luce tremolante che cadeva su un tavolo pieno di carte sgualcite. Non era un uomo da accademie: basso, con occhi accesi e una voce che vibrava di calore, sembrava un maestro di villaggio più che un filosofo. Nato nel 1921 in Brasile, in una terra di povertà e speranze, Freire era cresciuto tra libri e un’America Latina che si svegliava. Quel giorno, scrivendo Pedagogia degli oppressi, stava dando vita a un’educazione nuova: non solo lezioni, ma liberazione. Il Novecento, con Freire, Nussbaum e altri, trovava un seme: educare era emancipare, un atto per il presente. (altro…)

  • Da Heidegger a Haraway: Tecnologia e Dilemmi Etici

    Nel 1954, Martin Heidegger si fermava su un sentiero polveroso della Foresta Nera, con il fruscio delle fronde che gli sfiorava le orecchie e una luce screziata che cadeva su un taccuino sgualcito. Non era un uomo da luci al neon: alto, con baffi folti e una voce che pesava come pietra, sembrava un eremita più che un filosofo. Nato nel 1889 a Messkirch, in una Germania rurale e devota, Heidegger era cresciuto tra campane e un’Europa che si meccanizzava. Quel giorno, scrivendo La questione della tecnica, stava affrontando un’etica nuova: la tecnologia non era solo strumento, ma destino. Il Novecento, con Heidegger, Haraway e altri, trovava un bivio: le macchine erano potere, una sfida al nostro essere. (altro…)

  • Da Jonas a Latour: Filosofia e Crisi Climatica

    Nel 1979, Hans Jonas si fermava su una collina verde vicino a New York, con il canto dei grilli che gli pizzicava le orecchie e una luce crepuscolare che accendeva un taccuino stretto tra le mani. Non era un uomo da città: robusto, con capelli bianchi e una voce che rimbombava come un tuono lontano, sembrava un contadino più che un filosofo. Nato nel 1903 a Mönchengladbach, in una Germania di industrie e fede, Jonas era cresciuto tra libri e un’Europa ferita. Quel giorno, scrivendo Il principio responsabilità, stava dando voce a un’etica nuova: la natura non era solo sfondo, ma futuro da custodire. Il Novecento, con Jonas, Latour e altri, trovava un allarme: la crisi climatica era filosofia, un appello a pensare oltre noi stessi. (altro…)

  • Da Bauman a Appiah: Essere Cittadini nel Mondo Contemporaneo

    Nel 2000, Zygmunt Bauman si fermava davanti a una finestra piovosa di Leeds, con il ticchettio delle gocce che gli batteva nelle orecchie e una luce grigia che cadeva su un tavolo pieno di fogli spiegazzati. Non era un uomo da certezze: curvo, con occhi profondi e una voce che scivolava lenta, sembrava un poeta più che un sociologo. Nato nel 1925 a Poznań, in una Polonia di frontiere e dolori, Bauman era cresciuto tra esili e un’Europa spezzata. Quel giorno, scrivendo La società liquida, stava dando voce al cittadino moderno: non più radici fisse, ma un fluire inquieto. Il Novecento, con Bauman, Appiah e altri, trovava uno specchio: essere cittadini oggi era un navigare, un equilibrio tra libertà e fragilità. (altro…)

  • Da Habermas a Nussbaum: Diritti Umani e Democrazia

    Nel 1981, Jürgen Habermas si fermava in una biblioteca silenziosa di Francoforte, con il fruscio delle pagine che gli accarezzava le orecchie e una luce fredda che illuminava un tavolo coperto di libri aperti. Non era un uomo da proclami: snello, con capelli radi e una voce che scorreva come un fiume, sembrava un bibliotecario più che un filosofo. Nato nel 1929 a Düsseldorf, in una Germania ferita dalla guerra, Habermas era cresciuto tra rovine e un’Europa che si rialzava. Quel giorno, scrivendo Teoria dell’agire comunicativo, stava dando forma a una nuova visione: la democrazia non era solo voti, ma dialogo. Il Novecento, con Habermas, Nussbaum e altri, trovava un’anima: i diritti umani erano voce, un patto vivo per la dignità. (altro…)

  • Da Arendt a Sen: la Filosofia della Politica e dell’Economia

    Nel 1958, Hannah Arendt si fermava su una panchina di Central Park, con il brusio di New York che le ronzava intorno e una luce dorata che filtrava tra gli alberi, illuminando un taccuino pieno di pensieri sparsi. Non era una donna da quiete: minuta, con occhi penetranti e una voce che tagliava come un coltello, sembrava una ribelle più che una filosofa. Nata nel 1906 a Linden, in una Germania di libri e tensioni, Arendt era cresciuta tra studi e un’Europa che crollava. Quel giorno, scrivendo Vita activa, stava ridefinendo la politica: non solo potere, ma azione, un fare insieme. Il Novecento, con Arendt, Sen e altri, trovava un orizzonte: politica ed economia non erano macchine, ma vita, un intreccio di libertà e responsabilità. (altro…)

  • Da Rawls a Singer: Nuove Teorie Etiche

    Nel 1971, John Rawls si sedeva in un angolo tranquillo di Harvard, con il fruscio delle pagine che gli sfiorava le orecchie e una luce morbida che cadeva su un tavolo pieno di appunti ordinati. Non era un uomo da proclami: alto, con occhiali sottili e una voce che pesava ogni parola, sembrava un professore di provincia più che un filosofo. Nato nel 1921 a Baltimore, in un’America di sogni e disuguaglianze, Rawls era cresciuto tra libri e un paese che si interrogava. Quel giorno, scrivendo Una teoria della giustizia, stava dando vita a una nuova etica: non regole astratte, ma un patto per vivere insieme. Il Novecento, con Rawls, Singer e altri, trovava una bussola: l’etica non era dogma, ma scelta, un affrontare il presente. (altro…)

  • Da Piaget a Monod: Filosofia della Conoscenza e della Biologia

    Nel 1967, Jean Piaget si fermava in un giardino di Ginevra, con il cinguettio degli uccelli che gli riempiva le orecchie e una luce calda che accarezzava un taccuino pieno di appunti. Non era un uomo da torri d’avorio: robusto, con capelli bianchi e una voce che scorreva lenta, sembrava un nonno più che un filosofo. Nato nel 1896 a Neuchâtel, in una Svizzera di laghi e orologi, Piaget era cresciuto tra insetti e un’Europa che si interrogava. Quel giorno, scrivendo Biologia e conoscenza, stava intrecciando filosofia e scienza: il sapere non era un dono, ma un crescere vivo. Il Novecento, con Piaget, Monod e altri, trovava un seme: la conoscenza era biologia, un processo che pulsava con la vita. (altro…)

  • Da Turing a Searle: Intelligenza Artificiale e Filosofia della Mente

    Nel 1950, Alan Turing si chinava su una scrivania disordinata a Manchester, con il ronzio di un computer primitivo che gli vibrava nelle orecchie e una luce fioca che cadeva su carte piene di scarabocchi. Non era un uomo da teorie oziose: magro, con capelli spettinati e una voce che correva veloce, sembrava un inventore più che un filosofo. Nato nel 1912 a Londra, in un’Inghilterra di nebbia e guerra, Turing era cresciuto tra numeri e un mondo che si meccanizzava. Quel giorno, scrivendo Computing Machinery and Intelligence, stava aprendo una porta: le macchine potevano pensare? Il Novecento, con Turing, Searle e altri, trovava un enigma: l’intelligenza artificiale (IA) sfidava la mente, un confine tra uomo e calcolo. (altro…)

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